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Centro Emotivo

Enneatipo 2. L’Altruista

Ti hanno chiesto come stai, e in un secondo hai raccontato come sta tua sorella, come sta un collega e come sta il vicino del piano di sopra. Di te hai risposto alla fine e in breve, perché lì non c’è granché da dire. L’Altruista conosce davvero gli stati d’animo altrui meglio del proprio, e non è modestia: il due è l’ultimo a sapere come sta, di solito lo scopre da una frase di qualcun altro o dal fatto che il corpo ha smesso di reggere.

Linea di crescita
4
Linea di stress
8

Personaggio del tipo, ai lati entrambe le ali

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Il punto sulla figura: le ali e le due linee

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Come funziona da dentro

Paura di base

La paura di base del due non è la solitudine come fatto. È una posizione precisa, quella di chi non viene scelto: senza quello che dà, il due si considera una persona poco interessante, e questa convinzione lavora sotto tutto il resto. Quasi mai la paura si presenta come paura. Si presenta come bisogno naturale di rendersi utile, e per questo non finisce mai sul tavolo: l’utilità è una cosa buona, e non c’è niente da discutere.

Desiderio di base

Il desiderio di base è essere amato per sé, e non per quello che si fa. Qui sta tutta la difficoltà: finché continui a dare, la verifica resta impossibile. Il due conosce questa trappola e di solito la risolve nell’unico modo che ha a disposizione: dà ancora un po’, per non rischiare di perdere, e così rimanda di un altro anno la risposta alla propria domanda.

Vizio

La teoria chiama superbia il vizio del due, e la parola confonde, perché il due sembra una persona modesta. Qui la superbia non riguarda la superiorità, riguarda un posto speciale: io sono quello che dà, e a me non serve niente. Da lì vengono l’aiuto che non si riesce ad accettare e la stanchezza di cui si accorgono prima gli altri. Ammettere un bisogno vorrebbe dire mettersi in fila con tutti, e il posto di chi dà quella fila non la prevede.

Il giro che ti tiene

Il giro si chiude così. Nessuno ama senza motivo, quindi bisogna rendersi necessari. Per rendersi necessari bisogna dare, e dare molto più di quanto si prende. Chi dà molto e non chiede niente smette di essere visto come una persona con dei bisogni: intorno pensano in buona fede che stia bene. Allora il due non riceve quello per cui tutto era cominciato, e ne ricava che non ha dato abbastanza. Il cerchio torna al punto di partenza.

Lo schema dell’infanzia

L’infanzia dei due viene descritta spesso così. L’attenzione arrivava per l’aiuto e per la comprensione, non per il fatto che il bambino c’era, e lui ha imparato presto come si deve essere perché intorno faccia più caldo. Questa è una descrizione, non un fatto su di te. Spiega da dove nasce l’abitudine di leggere lo stato degli altri prima del proprio, ma confrontarla con la propria biografia puoi solo tu.

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Tre stati, non tre voti

Non è una scala di buono e cattivo e non è il numero del tuo livello. Lo stato cambia nel corso della vita e anche nel corso di una giornata.

Il due si sintonizza sulla persona che ha davanti prima ancora di chiedersi se convenga. Dire di no quasi non riesce, e ogni rifiuto poi occupa più tempo della cosa rifiutata. Accanto a persone diverse diventa diverso, più di quanto se ne accorga, e più tardi si stupisce sentendo da due conoscenti due descrizioni di sé che non combaciano. Quello che riguarda lui viene rimandato e si accumula in silenzio. Qui vive la maggior parte dei due, e vive in mezzo alla gente e sotto gli occhi di tutti.

Cosa ti toglie margine

A portare giù il due non è il rifiuto dell’aiuto. Un rifiuto lo sopporta, anche se se lo ricorda a lungo. Lo porta giù la scoperta che hanno fatto a meno di lui e ha funzionato: non peggio, non a fatica, semplicemente bene. Il secondo ingresso è più lento e si nota meno: un periodo lungo in cui non c’è nessuno a cui dare. Non perché il due sia stato allontanato, ma perché intorno sono tutti adulti e se la cavano, e allora quello di cui questa persona vive non ha più dove andare.

Cosa ti ridà margine

A riportare su è un bisogno proprio detto ad alta voce, e per giunta piccolo e concreto. Non «faccio fatica», ma «stai con me mezz’ora». Ogni volta il due scopre la stessa cosa: la richiesta viene esaudita, e nessuno smette di volergli bene perché ha chiesto. La seconda cosa è più lenta e costa di più: dire di no proprio a chi si vorrebbe aiutare, e restare lì accanto. Per un tipo in cui aiutare è il modo di stare in contatto, un rifiuto che non rompe niente è già l’esercizio.

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Perché potresti non riconoscerti

Il motivo principale per cui un due non si riconosce nelle descrizioni è il suo controtipo, sp2. Da fuori non sembra affatto uno che aiuta. È qualcuno che si aspetta invece di essere accudito, e lo ottiene senza chiederlo, semplicemente facendo venire agli altri la voglia di fare qualcosa per lui. Aprendo una descrizione fatta di servizio e di sacrificio, decide onestamente che non parla di lui: lui semmai è esigente e sa sistemarsi. Le ali spiegano la sfumatura. Il controtipo sp2 spiega perché la descrizione ha mancato il bersaglio per intero.

Ali

2w1 aggiunge misura e riserbo. Un due così aiuta nel modo giusto, non chiunque capiti, tiene i confini meglio dell’ala vicina ed è più severo con se stesso. Il suo calore arriva insieme a una richiesta, perciò accanto a lui capita di sentirsi in colpa e non soltanto a proprio agio. Lo confondono con l’uno, soprattutto quando la stanchezza si fa sentire.

2w3 aggiunge brillantezza e velocità. Un due così ha fascino, si nota, lega con le persone senza fatica e sa essere utile in pubblico. Più dell’altra ala occupa i ruoli in cui l’aiuto si vede da fuori. La fragilità sta nel fatto che l’aiuto comincia a funzionare come un risultato, e allora la quantità cresce a prescindere dal fatto che serva davvero.

Sottotipi istintivi

sp2in Naranjo è il privilegio, ed è il controtipo. Qui il due non si prende cura degli altri tanto quanto si rende amabile, al punto che sono loro a prendersi cura di lui: attraverso un lato infantile e una certa incapacità nelle cose pratiche. Chiede di rado in modo diretto e quasi sempre ottiene. Da fuori la cosa non si legge come servizio ma come essere viziati, ed è esattamente per questo che una persona così fra i due non si cerca.

so2ambizione. Questo due non aiuta la singola persona ma il cerchio: l’organizzazione, l’azienda, la causa, la comunità. Gli conta essere quello attorno a cui tutto tiene, e in effetti diventa insostituibile. Da fuori sembra un tre, perché si vedono il risultato e la posizione. La differenza è che al tre serve il risultato, mentre a questo due serve che senza di lui non ce la facciano.

sx2seduzione. Qui tutta la forza va su una persona sola, e ci va apertamente: un due così attrae, insiste, si mette dentro per intero e vuole essere l’unico per quella persona. Lo confondono con il quattro per l’intensità e con l’otto per la spinta, mentre lui di solito è convinto di amare, e basta.

Controtipo

In ogni tipo uno dei tre modi istintivi lavora contro il vizio del tipo stesso, e si chiama controtipo. Il ritratto gli viene rovesciato: il meccanismo è lo stesso, l’aspetto è un altro. Il vizio del due è la superbia nel suo senso preciso: io sono quello che dà, e a me non serve niente. Il controtipo del due mostra invece il bisogno, e lo mostra apertamente, perciò non sembra uno che dà ma uno che prende. Il lettore cerca in sé il sacrificio, trova la pretesa e cancella il due dalla lista. La conclusione va contro il primo impulso: quando la descrizione non si riconosce, di solito il numero del tipo è giusto e a non essere stato considerato è l’istinto dominante. Il meccanismo resta identico, cambia solo il lato verso cui è girato, e da fuori si vede proprio il lato.

Lo diciamo subito: fra i quattro risultati, l’istinto dominante è quello che il test coglie con meno precisione. In circa una persona su due i punteggi restano vicini: in quel caso te ne mostriamo due invece di uno.

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Dove ti porta il carico e dove la crescita

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Sotto carico 8

Sotto carico nel due affiorano tratti dell’otto, ed è il suo stato più inatteso per chi gli sta intorno. Una persona morbida diventa diretta fino alla durezza: comincia a pretendere, a chiamare le cose con il loro nome, a spingere. Spesso è proprio qui che esce finalmente quello che si era accumulato per anni, ed esce a un volume tale che il contenuto ci si perde dentro. La meccanica è semplice: un bisogno che non si può dire piano trova l’unica forma che gli resta, e quella forma è alta. In quel momento chi gli vuole bene non vede un cedimento, vede una persona sconosciuta, e a spaventarlo è esattamente questo.

In crescita 4

Verso il quattro il due non è tirato dalla tristezza. È tirato dalla capacità di girarsi verso di sé e trovarci del contenuto: desideri propri, un gusto proprio, una mancanza propria che non serve chiudere subito con l’utilità di qualcun altro. Il quattro dentro il due è il permesso di essere una persona interessante a se stessa. Il movimento inciampa già al primo passo: restare in propria compagnia e non andare ad aiutare nessuno, perché nel silenzio si sente subito che cosa manca. Il segno che è partito: nasce un’occupazione che non serve a nessuno, e la persona non la molla.

Segnali precoci

Lo scivolamento si prende prima che si apra del tutto, e nel due i segnali si nascondono dietro la sua solita disponibilità. Hai cominciato a ricordare più spesso quante cose hai fatto, di sfuggita e come per caso. Un rifiuto ti è costato più del solito, e lo hai spiegato più a lungo di quanto la richiesta meritasse. Ti capita di contare chi non ti ha chiamato e quante volte. Il segnale più affidabile viene per ultimo, perché sul carattere non si scarica: hai provato sollievo scoprendo che a una persona a cui vuoi bene una cosa non è riuscita senza di te.

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Con chi ti confondono

4Romantico

Il quattro e il due vengono tutti e due dal centro emotivo, vivono tutti e due di relazioni e sentono tutti e due il colpo quando non vengono scelti. A dividerli è la direzione in cui si muovono nel momento brutto. Il quattro va dentro: gli serve stare con quel sentimento, e la presenza di un altro spesso disturba. Il due va fuori: gli serve una persona, e nella solitudine sta peggio, non meglio. Prova su di te: quando stai male, chiudi la porta o cerchi qualcuno da chiamare?

6Custode

Con il sei la somiglianza è di superficie e per questo inganna: compiacenti tutti e due, attenti alle persone tutti e due, generosi di tempo tutti e due. A dividerli è quello che succede quando l’aiuto viene rifiutato. Il sei più spesso prova sollievo oppure si insospettisce: l’obbligo è caduto, e adesso bisogna capire i motivi di chi ha detto di no. Il due riceve una fitta, e la fitta non arriva sulla cosa, arriva su di lui: non serviva. Chiediti senza giri: ti hanno rifiutato un aiuto. È arrivato prima il sollievo o il dispiacere?

9Pacificatore

Il nove e il due sanno tutti e due dimenticarsi accanto agli altri, e tutti e due dicono di rado ad alta voce quello che vogliono. A dividerli è dove finisce quel desiderio. Nel nove non c’è: dentro in quel momento è vuoto, e il vuoto non lo agita. Nel due c’è, ma è occupato da qualcosa di altrui: il desiderio proprio sta sotto un bisogno concreto di un’altra persona, e lì si può ritrovare. La domanda è corta: dentro hai il vuoto, o ci trovi la faccenda di qualcun altro?

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Dove sta il tipo nel sistema

Il due sta nel centro emotivo insieme al tre e al quattro, e il combustibile qui è la vergogna: la domanda sul proprio valore, a cui risponde la reazione di un altro. Il due la risolve nel modo più diretto: diventa quello di cui non si può fare a meno. Nei gruppi hornevian sta fra i compiacenti: si muove verso le persone rendendosi necessario. Fra i gruppi armonici sta nella visione positiva: lo spiacevole viene riformulato in qualcosa di accettabile, e per questo il due tarda ad accorgersi di stare male. Nelle relazioni oggettuali è il rifiuto, ed è il punto meno ovvio qui: chi accoglie tutti parte dall’idea che lui non verrà accolto, e per questo arriva prima degli altri e a mani piene.

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Domande frequenti

Che cos’è sp2?

Un due con l’istinto conservativo dominante, ed è il controtipo. Non distribuisce cure tanto quanto le suscita: accanto a una persona così viene voglia di fare qualcosa per lei, e succede senza che nessuno lo chieda. Dei tre sottotipi del due è il più lontano dalla descrizione consueta, ed è soprattutto per colpa sua che i due decidono che il test ha sbagliato.

2w1 o 2w3, qual è la differenza?

Sta in quello che colora l’aiuto. In 2w1 lo colora la misura: aiuta nel modo giusto, tiene meglio i confini, è più severo con sé, e accanto a lui capita di sentirsi in colpa. In 2w3 lo colora la brillantezza: l’aiuto si vede, la persona ha fascino e occupa senza fatica i ruoli in cui si nota a chi tutti si rivolgono. L’ala non si sceglie: sono presenti tutte e due, cambia solo il peso.

Aiuto tutti. Vuol dire che sono un due?

Non per forza, ed è lo scambio più frequente nel tema. Aiutano tutti e nove, ma per motivi diversi: l’uno perché così va fatto, il sei perché l’alleanza regga, il nove perché in casa non si litighi, il sette perché aiutare è un buon modo di stare in mezzo alla gente. Nel due la cosa è un’altra: l’aiuto è il modo di stare in contatto, e rinunciarci si vive come una minaccia al contatto stesso, non come una serata libera.

Perché il due viene messo nel centro emotivo?

Perché il centro non dice di che cosa una persona si occupa, dice di quale domanda si occupa senza sosta. Nel centro emotivo la domanda riguarda il proprio valore, e la risposta passa dalla reazione di un altro. Il due, il tre e il quattro rispondono in modi diversi: il due diventa insostituibile, il tre diventa una persona di successo, il quattro diventa speciale.

Dove andare adesso

Questo è il posto che occupa nell’ordine generale. Fai il test e l’ordine si costruirà su di te.

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2w1

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108 affermazioni, circa 20 minuti. Tipo, ala, istinto dominante e stato tutti insieme.

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